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Grande vittoria

2 Maggio 2007 6 commenti


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E tutto il bene che ti voglio,
l’immenso bene stracciato dai denti insanguinati
su tempeste di cuori che all’unisono piangono.
Si ritrovano, fragili.
E s’amano, deboli.
Che grande vittoria!

Anathea
mentre rifletto.
Dedicata a mia sorella, “Palla”

Photo: Pavel Krukov

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Vittoria tragi-comica

5 Aprile 2007 6 commenti


Volevano tutti che quella donna parlasse. Magari con il premio tenuto alto tra le mani, o con un sorriso bianco da star. Quella donna, invece, non disse niente. Salì sul palcò, esibì un inchino che doveva costarle molto, quasi si piegasse a un supplizio prossimo, anziché ringrazziasse per gli applausi. Raccolse il premio dalle mani incipriate della presentatrice incipriata, e scansò tutte le cerimonie false di quelle guance imbellettate. Scese i gradini a capo chino.
Scese. Con il premio nella destra abbandonata lungo il fianco, quasi il peso fosse insopportabile, quasi desiderasse tenersi distaccata da una possibile fonte di traviamento. Il potere e la gloria, quel traviamento. Ma lei scese.
“Una dichiarazione!” era l’urlo che proveniva sfasato dai vari cronisti.
“Ora comincio a vivere” concluse la donna.
Nessuno la vide più recitare. Lei, lei che aveva vinto l’Oscar senza nemmeno un film di rodaggio alle spalle. Lei, lei scomparve agli occhi del mondo. C’è chi dice che si fosse rifatta il viso. Troppo hollywoodiano, troppo da star. Probabilmente, invece, aveva scelto il supermercato dietro l’angolo della bifamigliare.

A.
così…

Photo: Mircea Bezergheanu

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Vittoria [solo una pietra in mezzo al mare]

6 Giugno 2006 2 commenti


Un’aura di vittoria aleggia stasera.
Pagina di vittoria, stanco emicrania, gote arrossate.

- Vittoria… Come il mio nome preferito.
O forse è il mio nome preferito perché indica v.i.t.t.o.r.i.a? -

La verità è che sono ambiziosa per natura.
E mi spacco la testa, per arrivare dove desidero. Il più delle volte, è vero, ci arrivo, e questo mi fa chiamare da tanti “una ragazza di successo”, una “studentessa con le carte in regola per far carriera”.

Ma sarà? Sarà così davvero?
Intanto mi guardo attorno: oggi è stato così. Distinguevo la mia voce che aleggiava nella stanza e si spandeva. Guardavo gli occhi dei professori e i tuoi, sì, devo dire che mi hanno colpita.

Tu, che professore ancora non sei, ma minacci di esserlo, con la brama di sapere che hai negli occhi. Azzurri. Brutti ricordi, in occhi azzurri simili. E dire che te l’avevo pure confessato, poco tempo fa!
Non sapevo nemmeno del tuo ruolo di assistente; ricordo solo che avevi freddo quando me, per l’inverno mordace e per la giacca di velluto troppo leggera. Tenevi una sigaretta tra le mani e la portavi alle labbra, cercando di nascondere i tremiti di freddo. Hai scherzato con me, sul freddo prima e sui tuoi occhi che definivi “glaciali”.
- Assì? Basta occhi glaciali, ti scongiuro… – ho ribadito, un po’ amareggiata.

Era febbraio. Già cominciavo a capire che la deriva non è solo per i naviganti, ma più spesso torna ad assalire chiunque, compresi gli uomini di terra. Comprese le storie d’amore. Soprattutto quelle, a dire il vero.
- Non tutti gli occhi sono uguali, sai? I miei, però, devo ammettere che sono abbastanza bastardi…
Uno scherzo, una battuta e un paio di sorrisi, prima che tornassi alla tua nuvola di fumo.
Poi, la scoperta. Ti hanno chiamato ‘dottore’ e m’è bastato per crollare in un marasma di imbarazzi e saluti sfuggenti, nei mesi a venire.

Fino a oggi.
Oggi sentivo la tua presenza addosso, come uno sguardo costante e curioso. Io, invece, ti ho guardato pochissimo, per cercare di contrastare il tuo interesse quasi fastidioso. Ma mi ascoltavi, mi ascoltavi davvero, a mano a mano che mi lasciavo andare in ipotesi critiche e mi rasserenavo. Quasi per magia, il mio sorriso, quando tutti annuivano.

Poi il voto. E la lode.
La prima lode. E il senso di vittoria!

Sono uscita dall’ufficio con il cuore in gola e il consueto rossore alle guance – solo metaforico, grazie a Dio! -. Ho camminato per il corridoio degli uffici, fino a tornare nel cortile e ti ho visto arrivare, dietro di me. Hai acceso una sigaretta.
- Dai, te ne offro una per il figurone che hai fatto! – hai proposto.
- Ho smesso, grazie.
Ho rifiutato, ma siamo rimasti vicini, a distanza di un metro, con un’aria persa tra diversi pensieri.
- Che è? Petrarca ti piace davvero? – mi hai chiesto.
- Dipende – sono stata sincera – dipende… Ne riconosco il ruolo nella letteratura, ma di per sé non mi fa impazzire.
- Ah, e cosa ti fa impazzire?
- La vittoria. – ho risposto, istintivamente.
- E questa è una bella vittoria, non è vero? – hai domandato di nuovo, forse retorico.

Non ho detto niente. Ho scrollato le spalle.
Questa è una singola pietra in mezzo al mare. Sono contenta, oggi, ma domani ricomincerò lo studio e penserò solo che, ancora una volta, non ho potuto condividere la mia soddisfazione.

Anathea
grazie a voi amici… Almeno voi, per condividere…

Photo: Norm Murray