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Stranezze in caserma [tragi-comica cronaca del pomeriggio]

24 Settembre 2004 2 commenti


Premessa: il brano che segue è pura realtà. Tuttavia non si vogliono toccare sul vivo tutte le forze dell’ordine, ma solo i singoli elementi presenti nel testo, ai quali, comunque, viene sempre dedicato un sorriso.

Stranezze. Stranezze già da quando cerco di aprire il portone dove c?è scritto ?tirare? e in realtà bisogna spingere. Ed è un portone dorato e pesante, terribilmente pesante. Qualcuno forse lo definirebbe virile. Non io, se no dovrei ammettere delle difficoltà preoccupanti a relazionare con l?altro sesso, dal momento che il portone con me proprio non si vuole spostare. Finalmente ce la faccio, entro e quasi atterro un carabiniere di passaggio che, ormai in borghese, sta per andare al tanto meritato pranzo. Entro, e mi corre incontro un ragazzo sollecito, con la camicia inamidata ? caro, le pieghe così sono terribili! Hai piegato una camicia a metà?! ? e un paio di pantaloni che gli stanno a pennello e sembra appena uscito da Vogue. E lì, quando inizia a parlarmi, biascicando qualcosa, arriva il terrore: ma in che lingua parli? Un momento per concentrarmi, cercando di non avvicinare le sopracciglia in un?espressione troppo disgustata, e poi capisco: romano de Roma, il caro ragazzo. Gli spiego il mio problema: telefonate anonime, ormai ad una frequenza persecutoria. Con calma, racconto delle chiamate con minacce velate, e di quelle dove il mio interlocutore mi lascia sola in un monologo ad insultarlo e domandare ragioni per questo gesto inutile.
Il carabiniere inamidato solleva lo sguardo e annuisce, gravemente. Sto per sentirmi sollevata e pensare ?ecco, mi ha capita!?, quando il ragazzo torna a guardarmi con la stessa espressione di prima e mi dice di accomodarmi nella saletta d?attesa ? sì, dice proprio saletta d?attesa! ? che deve contattare un superiore. Okay, forse non sarà stato il massimo della competenza, ma è carino e gentile e ascolto il suo suggerimento, sedendomi su un divanetto marrone. E aspetto? Due minuti, tre, quattro. Poi arriva a chiedermi un documento: vuole la patente. La patente?
?Mi scusi, non ho la patente? gli faccio io, tranquilla ?Sono andata a ritirare il modulo oggi?.
?Ah, capisco? Beh, allora dammi il foglio rosa?.
Il foglio rosa?! Strabuzzo gli occhi ? non posso proprio evitarmelo, nonostante mi fossi proposta di stare calma e impassibile ? e respiro visibilmente.
?Non penso che il foglio rosa possa essere adeguato? Non preferisce la carta di identità??.
Lui scrolla le spalle, mi dice okay e aspetta la carta d?identità guardando attentamente nella mia borsa tutto il contenuto di fogli d?iscrizione all?Università, patente, libro, golf, e un immondezzaio di scontrini fiscali. Finalmente spunta la carta, gliela tendo e lui si allontana, nella stanzetta a vetri di fianco. Vorrei sbuffare, ma qualcosa mi dice d?aspettare, che forse con un po? di fortuna spunterà anche il commissario Montalbano e potrei finalmente avere la prova che sono andata a finire in un telefilm. Invece no. Il carabiniere inamidato s?accende una sigaretta, proprio lì dove spicca un cartello di Vietato Fumare. Lui sa di essere nel torto, perché si volta lentamente sulla sedia girevole come in uno di quei film ansiogeni e mi getta uno sguardo che sembra dire ?Qui la legge sono io?. Distolgo lo sguardo, perché la situazione sfiora il patetico, e mi concentro sull?arredamento della stanzetta, sui mucchietti di polvere agli angoli della stanza e sul copri-termosifone in legno intagliato ? se non fosse così terrificante, potrei quasi considerarlo una piccola attenzione -. Mah, forse è solo un diversivo per ingannare l?attesa dei cittadini: a contare gli acari nascosti nelle fessure del legno s?impiegherebbe l?intera giornata.
Dopo mezzora mi stufo: aspetto che finisca l?ennesima sigaretta, esca un attimo e torni da me, per dirmi: ?Gloria, adesso chiariamo tutto. Stai tranquilla. Passo all?ufficio e domando?.
Annuisco e mi illudo un?altra volta che la situazione si stia sbloccando. Possibile?! No, certo che no! L?inamidato arriva all?ufficio (sempre comunicante con la mia ?saletta d?aspetto?), chiama un carabiniere all?interno e si mette a parlare del suo sabato sera ormai quasi organizzato. L?altro sento che lo chiama Anto?. Okay, aspetto che discutano sulle natiche ? elevo il registro per motivi di finezza personale ? della aspirante morosa di Anto?, aspetto che l?altro carabiniere si sistemi generosamente la cucitura dei pantaloni, perché sua moglie ha sbagliato a stringerli; aspetto pazientemente che Anto? si massaggi le pieghe inamidate sullo stomaco parlando di un piatto di cozze davvero spettacolari, mangiate al mare lo scorso weekend. Ma quando inizia ad elencare gli effetti collaterali di quelle cozze, accidenti!, scatto in piedi e mi avvicino all?ufficio, con il passo di chi davvero sarebbe pronto ad augurare altri mille effetti collaterali. Anto? mi guarda, torna nella sala d?aspetto e mi dice, calmissimo, convinto che io non l?abbia sentito: ?Adesso arriviamo? Il mio collega sta cercando le pratiche e forse? Beh, forse deve sporgere denuncia. Chi vuole denunciare??.
Un momento di panico: io, che chiedo a loro di scoprire dai tabulati chi mi perseguiti, io dovrei andare a denunciare qualcuno?! Domando se per caso si tratta di una ?denuncia a ignoti? che poi metta in atto accertamenti.
?No, no? mi fa lui risoluto. ?Devi darmi un nome specifico, e magari anche l?indirizzo?.
?Ma io non so chi sia!? ribadisco, quasi terrorizzata dall?ottusità mentale di questo ragazzo.
?Ah, allora le cose cambiano?.
Oh! Diavolo, ci voleva tanto a capirlo?! Nuovamente invitata a sedere nella saletta, guardo in alto al crocefisso sopra la porta e, se solo non fossi così incavolata, una novena la farei per queste due teste d?autorità. Ma aspetto, mi riprendo e sfoglio un depliant su una vacanza in Tailandia dove qualche personaggio locale sorride e si diverte: nonostante l?invidia, mi sembra uno dei passatempi più rilassanti. Sto quasi perdendomi tra fondali azzurri e palafitte lussuose, quando torna Anto? con un omone alla Lino Banfi dei tempi d?oro. Un po? per correttezza, un po? perché il divanetto mi surriscalda, mi alzo e stringo la mano di Banfi, aspettando che mi trasmetta conoscenza e affidabilità. Invece, sembra davvero Banfi, uscito da ?Un medico in famiglia?, altro che un pubblico ufficiale o come diavolo si chiama! Anche lui mi domanda se non voglio denunciare qualcuno, anche qualcuno che sospetto appena.
?Scusi ? gli faccio io, un po? stizzita ormai ? come posso denunciare qualcuno solo sulla base di una ipotesi? Allora tanto vale prendere la rubrica del telefono e tirare a caso?.
Non ha capito il sarcasmo della frase ed ha iniziato ad elencarmi la serietà con cui la caserma prende ogni caso sulle sue spalle. Annuisco, annuisco come una scolaretta modello e mentalmente mi auguro che finisca tutto in fretta, perché davvero la situazione sta cadendo nel ridicolo. Anto? ascolta con un?attenzione pericolosa, come se cercasse di memorizzare ogni sillaba di Banfi. Quando ormai il discorso si ferma, arriva la stoccata finale: un bassotto massiccio porta un foglietto pubblicitario, sul cui retro sono state scritte strane abbreviazioni in ostrogoto. Dico ostrogoto, perché non si capiva nulla della grafia, né delle abbreviazioni. Cerco di leggere, almeno per rispondere alla fierezza che il bassotto ha nello sguardo. Niente. Buio totale.
?Ma signorina! Lei! Allora, questa scritta significa ordinanza, ordinanza sulla privacy??
E il discorso continua, elencandomi una serie di frasi ? sgrammaticate! ? che dovrei mandare per raccomandata al mio gestore telefonico, pregandolo inibire ? testuali parole! ? le chiamate che ho ricevuto il giorno XXXX nella fascia oraria compresa tra XXX e le XXX. C?è nuovamente un dubbio che mi assilla e, nonostante il timore di suscitare un?altra lunga apologia sulle forze dell?ordine, azzardo:
?Scusi, ma questo significa che io non verrò mai a sapere chi mi assilla??.
?E certo! Mai signorina! ? gorgoglia Banfi ? Si tratta della legge sulla privacy!!!? e si vede che è compiaciuto dalla parola inglese.
?Ma se incontro quest?uomo per strada e? non so? senta, sono anche un po? preoccupata, se devo essere sincera. Capisce cosa significa per una ragazza che gira da sola??.
A questo punto, Banfi s?illumina e sembra finalmente aver trovato la soluzione perfetta che salvi la situazione. Si raddrizza i baffi e finalmente dice:
?Sono convinto che il nostro Anto? sarebbe contento di accompagnarti dove vuoi, quando non è di servizio. Vero Anto???.
L?inamidato arrossisce, e ci manca solo che annuiscano a tempo gli altri due! Biascico qualcosa per dire nel modo più gentile possibile che non mi sembra il caso e poi mi alzo, decisa ad andarmene perché proprio non riesco a subire altro. Mi sento delusa, e soprattutto frustrata. Ma Banfi non è ancora soddisfatto delle sue ottime trovate da Dottor Stranamore e così manifesta una bellissima voce rassicurante, quasi paterna:
?Stia tranquilla? Sono sicuro che sono solo minacce velate. Per andare oltre la privacy, bisogna ricevere delle minacce di morte e dopo ci si rivolge al tribunale penale e, se tutto va bene, dopo tre anni si ha il verdetto. E se uno ha cattive intenzioni, beh, prima di avere il suo numero lei è già nella tomba!?. Poi si guarda attorno, fa le corna e tocca l?orologio: ?Signorina, signorina si tocchi! L?ho detto involontariamente, ma non si sa mai!!!?.
Non faccio scongiuri, anche se avrei in mente un gesto appropriato alla situazione da rivolgere a Banfi. Così raccolgo le cose, stringo le mani che mi tendono e mi preparo ad uscire. A denti stretti, mi sforzo di sorridere e mi congedo:
?Grazie mille? Ci rivediamo alle prime minacce di morte.?.
Loro non ci prestano attenzione o non capiscono ? voglio sperare la prima ? e mi sorridono sulla porta mentre me ne vado dalla caserma. Ma ecco che Anto? mi insegue di corsa, con una mano sulla fondina (vuota, potrei scommettere) e mi allunga un fogliettino pubblicitario con le abbreviazioni che già ho dimenticato. Sorride suadente e mi ricorda:
?Ne faccia buon uso?.
Finalmente in strada, giro l?angolo con quei geroglifici in mano e li lascio nella borsa, perché in fondo non si sa mai? E mi guardo attorno: non si sa mai che Anto? e Banfi vengano a propormi un?altra delle loro esaltanti e quasi sbellicanti soluzioni.