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Archivio Agosto 2005

Rimani qui (lo dico con Francesco R.)

31 Agosto 2005 7 commenti


Luci che
Rubano la notte
A questa valle
Sparse
Brillano
Quando finirà?

Continuo a pensare che sia inutile domandare desideri, elencarli a lista e aspettare. Agire, ecco che bisogna fare. E adesso che mi dormi accanto, con il fiato appena accennato su questa notte che non vuole andare a dormire, prendo un po’ di tempo per me. Tempo per stordirmi dentro – le emozioni latitano nei singoli palpiti e nel loro stesso respiro muoiono,
risorgono e si prostrano, non appena sembri svegliarti -.
Io sono qui, tu continua a dormire… Sei tanto bello che non saprei nemmeno come svegliarti. Forse, chissà iniziererei dagli occhi, baciandoli piano per non farti del male. Oppure resterei a guardarti: dicono che il potere dello sguardo possa far risvegliare. Non so. Nel dubbio, ti guardo a tratti, per rinfrancarmi sulla tua presenza.
Sapere che esisti davvero, stanotte, mi rinfresca tutti i pensieri.

Resterò
Qui seduto
Ad aspettare il sonno
Dolce Attesa
Quando finirà?

Scruto con attenzione il tuo sonno tranquillo, e mi stendo di fianco a te, con le mani sul ventre che si stringono poi attorno al petto. Tutto profuma ancora di te, della tua presenza, e ho solo desiderio di accoccolarmi e mantenere questo istante. Finché è possibile, finché la tua spalla non sarà stanca della mia presenza.
Poi, che fare?!, cercherò il coraggio a due mani per recuperare la mia vita e tornare a sudare da sola, su giorni di fredda pianura afosa, giorni che saprei riconoscere a menadito. Uguali.- Giorni uguali a sognare la tua diversità -.

Respiro un freddo che
Condensa anche le ideeRimani qui?
Vicino a me
Almeno tu?
Vicino a me

Vorrei svegliarti, domandarti cosa ti resterà di me, se ti resterà qualcosa. Se vorrai trattenermi. Invece sospiro, penso che potrò rimpiangere di lasciarti dormire, penso che la tua serenità – adesso, così diversa dal giorno – è l’estremo apice di felicità, dopo il piacere della tua presenza, del tuo abbraccio. Mi cullo, sorridendo a me stessa per questo momento che non può passare, che non deve passare. E non passerà.
Rimani, rimani qui… Almeno fino alle prime luci della coscienza, quando tornerai ad indossare pantaloni e camicia e mi riporterai alla realtà.

Fabbriche
Cantano il fuoco
E l’acciaio
Uomini Lavorano
Ma quando finirà?

Non so cantare, se no dedicherei a queste nostre ultime ore un’armonia lenta, cifrata, che in ogni parola nasconda una promessa latente. Nessuna palla al piede, solo pensieri codificati che condividiamo.
Mi guardo attorno: la stanza passerà, come ogni altra notte, ma la bellezza no, non mi lascerà. Ti accarezzo i capelli, lentamente, senza paura di svegliarti. Basta questo a consolarmi. Ore a ticchettare sul comò. Ti volti e mi abbracci. E’ già quasi abitudine. E commozione.

Il mio pensiero è là
Straniero anche per me

Rimani qui?
Vicino a me
Almeno tu?
Vicino a me

Anathea

Riferimenti: Il testo di Francesco Renga: "Rimani qui"

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Romantica non convenzionale [io, te e gli Afterhours]

30 Agosto 2005 6 commenti


stringimi madre
ho molto peccato
ma la vita è un suicidio
l’amore un rogo
e voglio un pensiero superficiale
che renda la pelle splendida

Buonasera, Joss, buona serata… Hai mai pensato a quanto è stupido questo saluto? Guardi in faccia gente quasi sconosciuta, rivolgi i tuoi auguri a facce anonime, piene di formalità, che intravedi nella luce dei lampioni. Tu pensi al belletto visibile della donna, alle basette storte dell’uomo, guardi la loro felicità palpabile di coppia. Li manderesti affanculo, sai, e invece dedichi un ‘buonasera’ – denti stretti, sorriso forzato -. Non lo fai per invidia, lo so, non entraresti mai nei loro panni – sporchi di routine – nemmeno se ti pagassero, ma non puoi toglierti dalla testa il pensiero di quell’uomo e quella donna- sconosciuti – quando rientrano nella loro intimità di casa. Loro, laggiù, sanno di avere sempre una tana dove acquattarsi e ripulirsi dallo smog delle vite altrui. Hanno un rifugio, loro.
Tu invece passi di vetrina in vetrina, pur di non rientrare troppo presto e risalire le stesse scale, lucidate da Franca tutte le mattine. Provi pietà per quella donna che, per la sua scarsa pensione, continua a rimboccarsi le maniche e sai bene che cercherai di camminare in punta di piedi per non affaticarla con le suole sporche. Farai il possibile, Joss, lo so, per rientrare e non svegliare nessuno. Adesso, però, sei qui… Sei qui con me. Non pensavi di trovare il coraggio di bussare alla mia porta, non è vero? Dimmi che succede. Che cosa vuoi?

senza un finale che faccia male
coi cuori sporchi
e le mani lavate
a salvarmi
vieni a salvarmi
salvami
bacia il colpevole
se dice la verità
ma si
ma si
ma si
ma si

La verità è che troppo spesso ti fermi a guardare quello che fai per abitudine e provi vergogna. A volte, sì, pensi davvero che la vita sia un suicidio, l’amore un rogo: due condanne dalle quali non sai esimerti. Tu ci sguazzi, anche adesso che hai scelto me per sperimentarle.
Possibile, Joss, che con tutte le ragazzine che ti bazzicano intorno dovessi trovare proprio me? C’è tanta gente facile da illudere: basta schioccare le dita, dire un ‘buonasera’ – loro non capiscono cosa significhi – e poi scoccare un sorriso.
Non essere scettico, è spesso così, devi solo allenare gli occhi a riconoscere le ragazze giuste. Perché con me è diverso… Dannatamente diverso… E, credimi, non lo dico per avvolgermi in un bel manto di mistero, tanto velluto a coprire la normalità. No, se te lo dico è per sincerità. E, forse, per spaventarti.

passo le notti
nero e cristallo
a sceglier le carte
che giocherei
a maledire certe domande
che forse era meglio
non farsi mai

Mi sono sentita ripetere parecchie volte che tendo ad essere troppo problematica, creo questioni anche dove non esistono. Ad esempio, Joss, se mi dici adesso che queste lenzuola sono blu… Joss, le lenzuola, non prendere una scusa per guardarmi le gambe… Dicevo: se per te sono blu, io comincerei a precisare ‘blu oltremare’, forse, oppure indaco pacato. La stessa cosa succede per i sentimenti: se tu mi dici amore, io voglio sapere che diavolo d’amore è. Come lo vuoi. Se durerà. Perché mi vuoi. Perché voglio ricordare sempre le tue parole, capisci?, voglio chiuderle nella teca della mia vita e sapere che, qualunque cosa succederà in futuro, comunque avrò queste parole a cullarmi.
Inguaribile. E romantica. Non convenzionale.
Vuoi sapere come non sono convenzionale?
Dunque, vediamo se riesco a spiegarti… Tu stai qui, nella mia camera da letto, mentre fuori la luna è piena e romantica… Io non la guardo nemmeno, non mi interessa la luna, ma continuo a guardare te che stai seduto sulla poltrona e mi sbirci addosso… Sai, non è convenzionale riceverti con questa camicia da notte – non cercherò la scusa che stavo per dormire, ho scelto la camicia di seta apposta per te… Anzi, vorrei sapere se ti piace… Vieni, avvicinati e senti quanto è morbida.
In fondo, Joss, l’amore è un rogo, ma può spesso essere addolcito da seta e baci. Sto aspettando. Se ti deluderò, pazienza – la vita è un suicidio -.

e voglio un pensiero superficiale
che renda la pelle splendida
a salvarmi
vieni a salvarmi
salvami
bacia il colpevole
se dice la verità
mercy
mercy
mercy
mercy

A.

Riferimenti: Il testo di ‘Voglio una pelle splendida’

Nick… è per te

29 Agosto 2005 8 commenti


Quanti alibi mi trovo, per non fermarmi! Per non pensare a quello che sto vivendo, perché sto vivendo. E non sono sola.
Non conosco la sensazione che mi prende, è come se mi vedessi passare tra le dita una storia che io e te già conosciamo: un bell’inizio, con premesse che già conoscevamo, e poi? Che diavolo c’è poi? Poi c’è la distanza, sai, la distanza che non ha impedito di trattenere il ricordo, il profumo degli oleandri in fiore, il batticuore nel rileggere le tue parole, l’attesa di tue notizie… La distanza non può fare niente di tutto questo, perderebbe in partenza. No, lei si occupa di instillare tutti i dubbi del caso, le difficoltà e i pregiudizi su qualcosa che, forse, sarebbe andato diversamente, già allora, se solo… Se solo non ci fossimo incontrati così, come viaggiatori di passaggio in due treni paralleli: un momento per scontrarci, una tappa per sostare, un caffè da sorseggiare. Guardandoci negli occhi.

Noi, le persone giuste in un momento strano.
Non voglio chiamarlo sbagliato – chi può mai giudicare? – ma dico strano, perché ci è caduto addosso qualcosa che non abbiamo saputo sostenere. Almeno, io non ho saputo fare niente, allora, un anno fa esatto. Un anno fa, a quest’ora, forse già ti aspettavo e tamburellavo con i tacchi sul marciapiede per contenere l’ansia. Ultima serata insieme, lo sai? Poi sarei partita… E sarebbero cominciati i nostri messaggi, le email che ho riletto stasera. Non lo facevo da mesi, ma sapevo esattamente dove cercare le tue lettere, tutte archiviate con una costanza metodica. Le copiavo lì, in una cartellina che porta il tuo nome, una dopo l’altra, con affetto e un brivido da capo a piedi.
In quest’anno, quante cose sono cambiate? Quante ci hanno travolti? Quante ci hanno lasciate senza parole? Anche il nostro silenzio, sì, anche il nostro silenzio ha steso su un paio di mesi la sensazione che non ci saremmo ritrovati. Altre storie, altri baci, altri pensieri per la testa, ma il tuo ad accompagnarmi. Come un ricordo. Un ricordo pronto a svegliarsi, ma allora non sapevo.

Poi è arrivata una chiacchiera innocente con un’amica: si parlava di romanticismo – chi non lo fa? – e mi sei subito saltato alla mente, come l’incarnazione dell’idea che avevo io: giorni intensi, i nostri, forse perchè la fine era già segnata a calendario con la mia partenza. Ciò non toglie che non riesco a smettere di dedicarti un sorriso dal cuore, qualcosa che nasce in questa sera davanti al monitor. Nasce a rileggere vecchie parole e a sperare che leggerai anche queste.

Ho ancora tanto da dirti, ma non qui, non così, e non per telefono. Lo so, siamo in un altro momento strano – transizioni, la mia e la tua, e non sapremo dove arrivare -, ma vorrei capire se, in questa confusione, siamo ancora le persone giuste, perché mi viene tanto spontaneo crederlo. Ancora.

Tua

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Divertissement

29 Agosto 2005 4 commenti


Dolce dolore di desiderio,
quanto tempo

- impiegato a piegare -
pile di vestiti che vestivano
le spoglie spogliate
di tanto passato passato.

Dolce dolore di desiderio,
quanto tempo

- vissuto a vivere -
scarti di frammenti che frammentavano
i pensieri pensati
di vecchie illusioni illuse.

Dolce dolore di desiderio,
quanto tempo

- scritto a scrivere -
storie di amori che amavano
il calore accaldato
di miei abbracci abbracciati.

A. in divertissement

Ascolta [per te]

28 Agosto 2005 3 commenti


Ascolta:
note oziose palpitano
il cuore in crescendo.
Sono risposta:
l’attesa gonfia
trema e scuote
i rami del dubbio.
Tornererai:
già il vento mi porta
strali di te.

A.
ispirata a una poesia di Nicola M.

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Sulle labbra [io ,te e gli Afterhours]

27 Agosto 2005 3 commenti


La tua primavera è un incubo
in cui lo stato cede alla pornografia
il niente e il niente da distinguere
finchè poi non sai più cosa sentire

Oscillo su grandi orizzonti, gonfi di passioni confuse, e provo a distinguerti. Nebbia, attorno a noi. Cammino lentamente, mentre in lontananza i tuoi passi mi attraggono e mi allontanano, confondono le poche coordinate che mi orientano, in questa notte umettata di sogno, così tinta di bianco com’è.
Ho bisogno di toccarti, subito, perché l’atmosfera si fa umida, non so come sottrarmi al gioco di specchi che abbiamo scelto. Perderci e ritrovarci. E poi perderci di nuovo. E poi, e poi… Chi sa come finirà? Ogni passo in avanti è una scelta che prendo – incauta-mente – per un amore sovversivo che non riesco a definire, ma solo a saggiare. Appena sembro raggiungerti, ecco che la tua sagoma sparisce.

pensi di avere un credo
poi lo adatti a quello che sei

Sussurrando sottovoce il tuo nome, che mi impasta i pensieri di sogni e immagini senza ragione: ti vedo in mille posizioni, una peggiore dell’altra, una migliore dell’altra. Provo a peggiorarti ai miei occhi, ma trovo sempre una giustificazione per continuare a cercarti. Io, proprio io, io che pensavo che non avrei mai mendicato nulla, eccomi a frugare in una notte di nebbia per trovare un altro cuore che batte. Tutto questo, per voler quel cuore che batte contro il mio, sopra il mio, sotto il mio, in uno spettacolo che pochi saprebbero sostenere.
Io ti attendo, sospirando e respirando ritmicamente per cacciare oltre i rovi della mia mente tutti i dubbi che dovrebbero assalirmi, e invece… sono già stati rimbalzati al futuro.

e come può il mio amore essere limpido
se è la mia nazione che l’inquina
so come un uomo deve decidere
ma ora non so più cosa sentire

Ci sono secoli di cieli che ci passano sopra la testa, litri di sangue che hanno sfamato la terra che mi sporca i piedi, anni di crescita per gli alberi che maledico perché coprono la visuale. Un intero universo attorno, e chissà quante volte avranno già sperimentato un desiderio come il nostro! Eppure per me… A me non capita sempre… Non sei un giorno come un altro, no, non sei una mano sfiorata a caso…
Potrei voltare le spalle e tornare a casa, raccogliermi nel caldo di una coperta e guardare dalla finestra questo paesaggio innevato di nebbia, pesante e greve come la mia preoccupazione. Ci sei ancora?
Poi appari davanti a me, frammento di fotogramma che si proietta sulla retina, improvvisamente, a spaventare tutte le mie sicurezze. Adesso non si può più scherzare, né fuggire all’esito della nostra ricerca.
Mi accosto a te.
Spalla a spalla.
I nostri volti che si cercano, lentamente.
Viso a sinistra, tu. Viso a destra, io.
Poi una rotazione che ci porta di fronte.

ti ritrovi sulle labbra
a giustificarti quel che sei

anche odiare è un diritto, sai?

Senza alibi, senza ripari,eccoci: bocca a bocca. Non ho più voglia di parlare: la nebbia che prima mi penetrava nelle ossa, passo a passo, ha abbracciato il mio vestito, dove tu ora cerchi di scaldarmi. Forza, togliti dagli occhi tutte le remore che abbiamo avuto e succhiamo presto il nostro diritto di amarci.
Nessuno saprà quel che non vorremo.
Nebbia – unico bianco in questa valle di rosso e nero.
Abbraccio – premessa ufficiale.
Bacio – non ho parole per definirlo.
Non so più cosa sentire.

la tua primavera è un incubo
disobbedire acquista un senso in più

Anathea
Ancora persa nella nebbia… dove sei…?

Il sale sulle dita

26 Agosto 2005 2 commenti


Ricordo l’inizio. Avevo sulle dita lo zucchero delle tue parole – zucchero che non mi stufava, che non rendeva diabetici nemmeno i più soggetti all’abitudine. Mi guardavo le mani anche quando non c’eri – anche al lavoro -, sfilavo gli anelli, accarezzavo i nervi stanchi e la pelle magra, premendo fino a sentire il contatto delle ossa. Fino a farmi male. Poi sorridevo, muovendo le dita e osservando il movimento costante che resta appena sottopelle: lì dove non arrivavano i tuoi baci, lì dove non arrivava la tua pelle. Sempre e comunque, però, apprezzavo la abbronzatura superficiale, quella che portavi via a furia di baci.
A furia di pretese.
Io rispondevo pronta, allerta ai tuoi desideri, non vedevo l’ora di tornare a te, accontentare le tue piccole voglie e i vizi più proibiti. Tanto, mi avresti reso sempre zucchero e per umettarmi le labbra sfinite avrei avuto la tua bocca. Così, mi ero convinta che sarebbe stato per sempre.
Ricordo l’illusione. Pensavo che sarebbero cambiati gli anelli alle mie dita – uno tuo, forse -, il mondo intero avrebbe potuto smettere di ruotare per quanto me ne interessava, ma noi… Noi, no, noi saremmo rimasti i soliti bambini cresciuti che non si stancano di giocare con le ombre. Riflessi di dita sul muro. Riflessi neri.
Avrebbe potuto essere, sai?
Poi invece…
Ricordo la verità. Misuravo il tuo arrivo con passi rapidi e sfiancati dall’ansia, dopo aver scoperto di lei. Non volevo che tutte le mie passioni franassero nell’aridità, mi stropicciavo le dita che ti accontentavano, giorno dopo giorno, nell’intimità del mio letto – attimi discreti -. E improvvisamente, tutto lo zucchero che mi avevi donato in questi mesi s’è mutato in sale, sale che illude la lingua di essere passato, al primo assaggio, ma resta in retrogusto un sapore amaro. Sapore di una verità che ho scoperto da cui non so sottrarmi.
Adesso, quando mi guardo le mani, non penso più di volerle rompere, pezzo per pezzo – magari smembrarle e poi ricomporle, senza la stessa successione di ossa che parlano tutte di movimenti per te e con te. Ormai sto lentamente capendo che le mie mani non perderanno mai il tuo gusto, né sapranno accontentare qualcuno di altri vizi.
Diventeranno mani egoiste, chiuse nella consapevolezza che per amore, spesso, si agonizza una volta sola. E poi si rinasce.

A.

PS – questa è dedicata a Martina (SignoraDelleOreScure) che sa esattamente cosa intendo… Martina, tieni pure i link che desideri, per me è un onore

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Pensieri e Palpiti

25 Agosto 2005 3 commenti


Spirali di luce
vorticano oltre iridi
violate dal giorno.
Sono ologrammi di mente,
saldati a palpiti rossi
marchiati a vita:
fragile-maneggiare con cura.

A.

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E io?

24 Agosto 2005 3 commenti


Ancora tinti senza asciugare,
ci sono tanti passati da smarrire.
E io? dove sto svanendo?
nei desideri di uomini sconosciuti,
che hanno sfiorato una spalla
e sognano ore affaticate in letti d’oro.
- Brividi al pensiero di mani ladre
che avanzano in me -
Non posso evitarmelo.
Bacio la mia incostanza
con le ciglia socchiuse nel buio:
la penombra lascia presagire
e migliorare il presente solo.

A.

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Su questa riva…

23 Agosto 2005 1 commento


Su questa riva sosta un fiume.
Fiume bianco di memoria.
Memoria d?acqua.
In lunghe lingue sul letto nero
rallenta il suo corso e sembra morirne.
Poi riprende un cammino di frammenti bianchi.

Su questa riva sosta un fiume.
Fiume nero di passato.
Passato d?ombra.
In fitti nembi sulla gelosia del tempo,
erba masticata cade e sembra rinverdire.
Poi ripiega le foglie di ricordi sbrecciati.

Su questa riva sosta un fiume.
Fiume rossastro di respiri.
Respiri di sensualità.
In strette anse sulla terra rossa,
carezza sassi grigi e sembra fermarsi.
Poi striscia le dita di momenti rapiti.

Su questa riva sosta un fiume.
Fiume azzurro di pianti.
Pianti di felicità rubata.
In limpidi rivi sul viso giovane,
gocce spesse crollano e sembrano continuare.
Poi si frenano di riflessi asciugati.

Su questa riva sosta un fiume.
Con me, sosta lento
A guardare un riflesso
Sparire.

A.
23 ago. 05

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