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Archivio Luglio 2005

Non abbiamo avuto tempo…

31 Luglio 2005 4 commenti


Serata limpida: sembra che sia il cielo ad illuminare le stelle. Dentro di me, una ansia crescente, un quid sempre in moto che mi fa muovere di continuo e non posso sedermi. Piangerei, altrimenti, perché attorno a me il lungomare è pieno di coppie abbracciate che, felici, respirano la notte e la fanno propria. Forse, nemmeno di accorgono dello strano bagliore del cielo, stasera, accecati come sono dal loro lucente appagamento.
Io no. Io sto aspettando di rivederti. Mi perdo in chiacchiere con la mia amica, cerco di cancellare il pulsare vivido del sangue alle tempie e mi volto di scatto, di continuo. Magari stai arrivando, magari non ti vedo, magari… Magari sono inadeguata. Invece non arrivi. Traffico.
Finalmente, eccoti arrivare, con il passo che ricordavo, con i due baci sulle guance e la sensazione di aver solamente ritrovato ciò che sapevo. Dopo un anno. Senza perdita, se non di tempo.
E parliamo, parliamo, giochiamo con la formalità sottile che ci trattiene di ritrovare anche le nostre labbra. Le mie e le tue labbra contro il tempo. Le une contro le altre. Entrambi sappiamo che questa attesa è solo un lieve tormento a cui porreremo rimedio vicino inventando una scusa per quattro passi da soli – Il mio braccio contro il tuo mentre camminiamo -.
Semplice premessa.
Perché entrambi sappiamo… Certi desideri non cambiano.
Tra di noi. Sarà solo questione di tempo.

Intanto, scusa se parlerò ancora di te…
Anathea

PS – sono tornata stasera dal mare… E ho ritrovato qualcosa di inspiegabile. Adesso, in questo momento della mia vita in cui tutto sta subendo un giro di vite molto stretto, adesso sento ancora un desiderio conosciuto.
Un saluto a tutti – ho un gran bisogno di scrivere
A.

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** Leaving Home **

24 Luglio 2005 9 commenti


E domani mare…
Domani lascio la Pianura Padana, ogni volta dicendomi che verrà quel giorno, verrà il giorno in cui la abbandonerò per sempre…
Allora non ci saranno pianti, ma solo un sorriso.
Per un cambiamento desiderato.

Adesso…
Adesso valigie.
Vestiti per coprirmi la scarsa abbronzatura.
Costumi per sfoggiare ciò che sono.
Scarpe da togliere sulla sabbia. Voglio camminare alla luce della luna.
Telefono per ricollegarmi al mio mondo di qui. E non rimpiangerlo.
Crema per accarezzarmi la pelle, dove nessuno appoggia più le mani.
Occhiali da sole per nascondere gli occhi lucidi di bellezza.
Musica per accompagnarmi in queste giornate da ricordare.
Indirizzi per salutare chi è altrove.
Desiderio per arrivare dove vorrò.

Ieri…
Ieri è andato.
Non mi resta niente da rimpiangere.
Ho serate da ricordare, per una primavera che mi resterà in testa.
Ma ho anche tanta amarezza, da cancellare col sapore del sale.
Ci saranno elementi nuovi per le mie storie, magari accompagnati da uno stile diverso.

Ciò che è certo, ragazzi, è che adesso vi mando un super-abbraccione e vi lascio i miei ultimi post da leggere, quando e se ne avete voglia!

Affettuosamente Vostra
Anathea [o semplicemente... Gloria!]

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Noi nel vento

23 Luglio 2005 Commenti chiusi


Perdermi nelle tue mani,
per un pulviscolo di tempo,
nascosti tra fucine di ricordi
e pericoli del futuro.
Noi, intercapedine
tra sogni desti e realtà dormienti,
non facciamo altro che
prenderci i desideri
e plasmarli nel vento.

A.

… perché in fondo, una vita è un insieme di istanti sovrapposti…

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Un po’ mi manca

22 Luglio 2005 2 commenti


Un po’ mi manca parlare di niente con la gente, vivere di quei sorrisi che una storia felice ti porta sempre. Una luce negli occhi, un’eccitazione sottile mentre parli di lui e sommi ai tuoi pensieri tanti aggettivi e compensi ogni difetto – sempre irrisorio – con un accrescitivo. E non stai fingendo, no, non stai affatto fingendo: semplicemente, nello stato di confusione in cui ti trovi, non hai parole che non siano estremamente compromettenti.
Ci si mettono spesso anche i silenzi dei tuoi interlocutori: da single esperta, mi sono trovata parecchie volte in condizione di non saper aggiungere niente, limitandomi ad annuire. Cosa dovrei dire, del resto? Dovrei dire che il tempo minaccia anche una storia partita come un film hollywoodiano? Dovrei forse complimentarmi, dare una pacca sulla spalla per un merito che è solamente del destino? Dovrei giocarmi i ricordi, mettendoli in piazza, per dimostrare che anch’io, un giorno, ho finto d’amare?
No, non ci riesco. Anche oggi, anche così, mi trovo ad abbassare lo sguardo sulle mie unghie perfette. Unghie lunghe sagomate con attenzione. E non è inutile. L’ho fatto per me, per me e per chi mi vede, senza possibili selezioni.
Tuttavia, nonostante sia convinta di aver preso decisioni ponderate, mi trovo a guardarmi al dito l’anello invisibile della mia incontentabilità. Stringe, stringe forte e lascia che il sangue si raggrumi. Tutto, in attesa di una passione che smuova la stasi a cui sto legata.

Anathea

Ogni tanto anche parlare con le amiche fa male… Soprattutto quando non si accorgono che, oltre alla loro storia, esiste un mondo di persone che, purtroppo, si sentono sole…

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Unir-ci i desideri [Cristina e Paolo]

21 Luglio 2005 6 commenti


Passa appena un minuto, quando sento rumore sull?altro balcone ? il balcone di Paolo ? e mi accorgo che sta aprendo la porta. Lui esce, vedo la sua immagine dietro il separé di vetro smerigliato. Da sopra, spuntano appena i suoi capelli ricci ? ci ho infilato le dita tante volte, e lo vorrei ancora -. Distinguo che anche lui deve essersi alzato da poco, probabilmente svegliato dal mio rumore e dai singhiozzi.
Intanto, attorno a noi piove. Pavia non è nemmeno una falange di quella città assolata che ci aveva risvegliati ventiquattrore prima. Non porta più il minimo segno dell?afa del nostro bacio. No, adesso c?è solo il silenzio si una città che dorme piangendo, di casa in casa, e lascia che tutti si raccolgano nei loro letti per soffrire di meno per le lacrime di una notte così poco estiva.

Butto la sigaretta e ne accendo un?altra, per accompagnare il mio fumo a quello di Paolo che distinguo al di là del vetro. La sottile scia di fumo si innalza, lenta e sinuosa, fino a congiungersi con la sua. Occhi al cielo, ora, incurante della pioggia che mi riga il viso: voglio vedere dove finiranno di unirsi quelle particelle, dove io e Paolo persino nell?atmosfera moriremo. Penso di sussurrare qualcosa, magari uno ?scusa? che arrivi oltre il traffico sporadico della strada. Invece, taccio, per paura di dire qualcosa che Paolo non comprenda o possa fraintendere.
La sigaretta, però, finisce. Troppo in fretta. Mi alzo, e aspetto un attimo prima di rientrare. Non posso esserne certa, ma probabilmente Paolo ha intuito che sono qui in piedi, vulnerabile e nuda, e basterebbe rompere un vetro per raggiungermi. Lui si muove, inquieto, sul balcone e mi accorgo che prova a tendere una mano verso di me. Sono qui, sono qui? Ma mi volto e torno in casa, dove infilo subito la vestaglia di seta sulle mie spalle infreddolite. Stringo in vita la cintura e mi siedo al pianoforte: con la portafinestra aperta, proverò a sussurrare qualcosa a Paolo. Intensità al minimo nei tasti, solo lievemente sfregati, per non svegliare il vicinato e conservare la magia.

Sono a metà di un pezzo, quando sento la porta blindata che si richiude. Mi volto, di scatto, e dalla penombra esce appena Paolo: lo riconosco a malapena, con i capelli incollati sulla fronte per la pioggia, il suo passo sinuoso, senza scarpe, vestito solo di un paio di boxer neri. Sul petto gli scende un rivolo d?acqua, visibile lucentezza in controluce.
Colgo un respiro profondo, mentre continuo a suonare. Ho paura, perché lui sta per realizzare quel sogno che ho a lungo covato dentro di me, nelle anse più remote di una fantasia erotica. D?altro lato, ho anche timore che sbagli qualcosa e rompa l?incantesimo.

Paolo avanza, si siede al mio fianco e passa il suo braccio sotto le mie: cambiamo ottava e mi accompagna. Le nostre note si inseguono ? le mie più sicure, le sue più appassionate -. La tensione sale a mano a mano che ci avviciniamo al movimento finale e le nostre dita vanno, sicure, alla fine. Eccoci. Ultima battuta.
Poi c?è il primo abbraccio. Vorace, impetuoso, memore del pericolo di perderci. Ci alziamo e andiamo in camera da letto, dove per tante notti abbiamo sognato da lati opposti della stessa parete. Forse è tempo di unirci i desideri.

PS – ecco a voi un momento di svolta della storia… Lascio però in sospeso il seguito, semplicemente da immaginare… A.

Ehi, Lady, come stai? — lo penserai ancora?

20 Luglio 2005 5 commenti


Ehy Lady come stai? Ripensi a me anche tu?
A quei bei tempi andati, al mare ehy Lady
ehy Lady come stai? Non ci sentiamo più
ma non potrò scordarti mai.

I capelli sugli occhi, una foto tra le mani e qualche momento da ricordare così, a palpebre socchiuse, mentre le mani accarezzano la cellulosa. Sai, a volte fa male ritrovare i ricordi solo tra un pixel e l?altro, pronti a sgranarsi appena proviamo a richiamarli alla mente! Altre volte, invece, sono tanto perfetti da lasciarsi ingrandire alla perfezione, e mi mostrano profumi, particolari e parole che prima stavano rimpiccioliti in una scatola.
Adesso non dovrei nemmeno stare più a guardare queste foto ? fanno male agli occhi, sai? E a volte fanno male al cuore? Sì, perché mi ripetevo che alla fine, istante dopo istante, ci siamo allontanati, ma invece, basta rivivere ancora un piccolo interessamento, o ritrovare qualcosa che parla di te? e tutto continua a non farsi scordare.

Ora c’è un altro accanto a te
e un altro amore ha occhi solo per me
e qualche volta penso a quando eri tu
a darmi un bacio e dirmi
“Più passa il tempo e più io ti voglio bene”.

Il tempo passa, e quando passa con la sua sciarada onnipresente, allora possiamo anche arrenderci, perché ci ritroviamo diversi, cresciuti, accanto a noi una persona che non avremmo mai creduto potesse esistere. Qualcuno che non contava niente per noi, quando eravamo insieme, ma che adesso c?è e non si può rimuovere. Io con un altro. Tu con un?altra. Io non sono felice. E tu?
Succede, ecco qual è la verità: ci si mette quella sporca bestia della solitudine a far pensare che basterebbe un abbraccio a far tornare il sorriso. Il mio, ormai lo so, è l?abbraccio sbagliato: tanto impersonale, lontano, presente quando non vorrei, un ostacolo alle mie emozioni. Invece mi piace ancora ricordare il nostro, perché non aveva confini di spazio, di tempo, anche a distanza era abbastanza forte da farmi desiderare di prendere il primo treno a tornare.
Anche solo per uno sguardo.
Anche solo per un caffè.
Anche solo per due chiacchiere e quattro passi. Come dicevamo noi, ché poi, si sa, le due chiacchiere diventano un discorso di ore e i quattro passi sono un cammino senza spazi.

Ehy Lady come stai? Ripensi a me anche tu?
A quei bei tempi andati, al mare ehy Lady
ehy Lady come stai? Non ci sentiamo più
ma non potrò scordarti mai
no no no no no no….

Adesso come sto? Difficile rispondere. Ho addosso la confusione di una storia appena conclusa, ma ho addosso anche quella canottiera che ti piaceva e mi dicevi che metteva in evidenza l?abbronzatura. Stavo bene, davvero, in quei giorni passati sulla tua spalla, anche solo per i cinque minuti di pausa che ci concedevamo insieme.
Ed ora non ci resta che dire ?ricordi?? con quell?atmosfera un po? malinconica che si porta dietro il tempo, ma anche tanta, tantissima felicità che prova a rinascere tra i nostri racconti. Abbiamo vissuto due storie diverse, io e te insieme, e adesso mi piace tornare a riscoprire i tuoi pensieri, quando io provavo a leggerli nei tuoi occhi. Ci sono riuscita parecchie volte, sai?, a denudarti i desideri, ma ho ancora un rimpianto. Uno di quei rimpianti che si possono solo far intuire, ma non confessare, perché la voce morirebbe laggiù.

E chi lo sa se prima o poi
avremo ancora un’occasione per noi
anche soltanto per sorridere un po’
di quando ci amavamo
giurando di restare per sempre insieme Lady

Dicono che il tempo non torni mai, però possa anche concedere, di tanto in tanto, un?altra occasione. Adesso, mentre cerco di smettere di sentire questa canzone e trovare la voglia per uscire, mi domando se capiterà anche a noi. Basterebbe così poco per uno sguardo? E sai cosa vorrei? Senza pretese, vorrei intrecciare ancora le nostre dita, e guardare se è cambiato qualcosa in quell?unione che mi piace ricordare: adesso che i particolari si sbiadiscono, adesso che rischio di sovrapporre realtà e sogno, adesso vorrei ancora vivere un contatto così. Con te.
Intanto, sentirei quelle canzoni che ci siamo scambiati, consigliandole. La colonna sonora del nostro brevissimo passato insieme. Per interpretare insieme il loro senso. E il nostro.

Ehy Lady come stai? Ripensi a me anche tu?
A quei bei tempi andati, al mare ehy Lady
ehy Lady come stai? Non ci sentiamo più
ma non potrò scordarti mai
no no no no no no….

Quanto mi manchi lo sai
e forse neanche tu ci credi
forse io vorrei avere ancora tempo Lady

Magari si tratta solo di un po? di malinconia, magari dipende dal fatto che, ogni tanto, si inciampa ancora nei sentimenti del passato, magari invece è solo una fermata obbligatoria per guardarsi in viso e sorridere insieme.
Di quello che è stato.
Delle parole non dette.
Dei baci non dati, ma promessi.
Della perfezione di momenti ormai trascorsi.
Della voglia di riabbracciarsi, dopo che tanti giorni hanno lasciato il nostro profumo a spargersi nell?aria dei sogni più taciuti.
Delle notti in cui ti avrei desiderato al di là della ragione.
E poi di noi, senza promesse cucite, ma silenziosi sguardi che dicono più di mille frasi.

Ehy Lady come stai? Ripensi a me anche tu?
A quei tempi andati, al mare ehy Lady
ehy Lady come stai? Noi non ci sentiamo più
ma non potrò scordarti mai
no no no no no no Lady
Lady

A.

Fino a toccarti

19 Luglio 2005 2 commenti


Scusa se non posso arrendermi, ma finché continuerò a credere che esisti
i miei passi avranno vita. Con un senso.
Ho bisogno di questa fede, desiderio e bisogno che si accumulano, e, come l’aria che senti in bocca, non riesci a distinguere dove inizi un elemento e finisca l’altro. Sei un abbaglio lontano, un pensiero di fonte cristallina, un impasto di passione e purezza. Anche quando ti voglio. Anche quando vorrei schiudermi nel tuo abbraccio.

Del resto, posso solamente fidarmi di te, che esisti in un emisfero sconosciuto e che, forse, nemmeno mi stai aspettando. Magari stai a guardare l’acqua del tuo mare, turbato, domandandoti perché in quelle increspature ti sembra di distinguere uno sguardo.

Non temere, anche se incombe un grande pericolo: amarmi. E amar-ci.

Adesso, però, non posso fare a meno di allungare le mani: ho solo il vuoto attorno, riempito di un’aria che non mi appartiene.
Sono qui. Se ascolti bene, forse senti che sto cantando per te. Una canzone che potrebbe stare tra i nostri cd. Una canzone che forse non conosci, ma ho voglia di farti imparare. Parola dopo parola.
Mentre stringo il nulla, mi guardo attorno. Continuerò a cercare di non perdere fiducia e ti immaginerò, fino a toccarti.

A.

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Si continuerà a salire

18 Luglio 2005 9 commenti


Così, passo truccato di vita,
si continua a passeggiare.
Attorno alle scarpe pochi lacci,
sporchi di terra e sangue.
Per ogni angolo, nascosto appoggio,
una breve sosta a illudere i piedi.
Riprenderanno, però, la loro via,
trascinati dal peso del peccato
e stravolti dalla consapevolezza
che, dopo la collina,
si continuerà a salire.

A.

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Il mio cammino

17 Luglio 2005 Commenti chiusi


Dimmi che non esistono confini:
le braccia sono limiti valicabili,
dove posso sostare e mai fermarmi.
Anche con le lacrime, anche con le lacrime…
E poi si riprende,
cammino tempestato di dogane,
dove le emozioni in fallo uccidono
e le promesse nude di pretese
offendono l’arbitrio.

A.

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Cristina in dormiveglia — la verità che emerge — [dalla storia]

16 Luglio 2005 2 commenti


Sono nel dormiveglia quando mi risollevo, di colpo, e un viso pieno di lacrime mi risponde allo specchio: scarmigliata, sola, non sono più quella ragazza che conoscevo. Non c?è più traccia delle sottili sciocchezze di cui mi nutrivo, né sento i desideri di prima. Passavo ore a guardarmi riflessa da qualche parte, persino nelle vetrine, a cibarmi della mia figura fino a ingoiare persino la giusta misura. Esageravo, lo so, ma adesso sto toccando il fondo dell?altro estremo: non posso osservare i miei occhi senza sentirli miseri, le mie dita non premono più sul collo per sentire i battiti, perché persino il cuore sembra aver sostato nell?area vegetativa. La mia vita tace, ha smesso di parlarmi quando Paolo ha aperto la verità: non ho niente per cui lodarmi, ma c?è uno sterminato campo di errori che mi aspetta. Per morire lì, soffocata dalle mie stesse scelte, dai baci che non ho saputo rifiutare, dai falsi orgasmi da regalare a uomini tristi, dalle illusioni che ho spezzato una dopo l?altra, per limitarmi a sopravvivere. Sopravvivere nella nebbia. Sopravvivere nella nebbia stagnante che risale dal fiume e si scontra con quella che scende dal cielo. Io, nell?intercapedine tra le due.

E adesso, che fare, che dire? C?è un?altra notte che non so trascorrere, perché anche il sonno sembro non attirarlo. Mi sollevo dal letto, in piedi su questo materasso: le reti cigolano, mentre i piedi affondano, assumendo una posizione scomoda. Sento dolore nel tendine dietro la gamba: so che è per questo momento, ma non faccio niente per alleviare il male. Ecco, questa è solo una minuscola briciola dell?egoismo che ho inflitto agli altri, reputandomi ?troppo bella? per restare, per fermarmi e abbracciare una storia con sincerità.

Lentamente, sfilo la camicia da notte e la lascio cadere ai miei piedi: solo una come me può dormire nuda, una? Dillo, Cristina, trova la forza per ripetere le parole di Paolo? Solo una puttana? Sì, una? Non posso, non posso dirlo! Singhiozzo più forte, tutti devono sentire che la verità è venuta a galla, la verità che tutti i benpensanti mi hanno riversato addosso!
Eccola, venitela a vedere! Sto uscendo sul balcone di casa, guardate il corpo colpevole di questa puttana e provate a lapidarlo, come preferite. Sì, perché una puttana lo sono? Solo le puttane fingono? Solo le puttane non godono? Ma, forse, anche loro soffrono come me.
Mi accuccio e mi siedo sul predellino di marmo: fa freddo, ma non importa. Tra le mani ho una sigaretta e l?accendino. L?accendo.

Non posso continuare così. Che io lo voglia oppure no, un giorno passerà. Dicono che dai punti più bassi, prima o poi, si risalga. Ho bisogno della certezza che questo avvenga. E l?ho bisogno subito.
Devo essere sicura che starò meglio, esattamente come questa sigaretta resterà accesa fino alla fine. Fino alla fine? Dal cielo, scende una pioggia sottile, ma tanto densa da inzupparmi fradicia. D?un tratto non sento nemmeno più sapore di tabacco.
Guardo. Con orrore, noto che la sigaretta s?è spenta. È a metà.

A.

PS – La mia storia con Alessandro è finita alle 16.30 di ieri… Abbiamo parlato parecchio, ma la soluzione è stata solamente questa… Definitiva… Una grande tristezza dentro, ma ha saputo accettarlo. Adesso devo abituarmi all’idea che sono di nuovo sola.
Un abbraccio a voi
A.