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Archivio Febbraio 2004

Lui – scritto con un sorriso, senza pretese -

29 Febbraio 2004 1 commento


Uscì da un sogno,

senza chiedere la porta dove fosse.
Lui aprì sicuro l’entrata alle stelle
e illuminò i suoi occhi d’amore.
Allontanò poi la mano e tornò:
al grigio, al nero buio dello spazio,
prima di un addio dal cielo,
dove aveva soggiornato

senza permesso.

Alla mia stella

29 Febbraio 2004 Commenti chiusi


Tra le stelle apparse nel cielo
ho scelto una luce piccola e lontana,
chiusa nell’impressione d’esser nulla,
una piccola lucciola in cielo di carta.
Le ho chiamato i raggi, modesti e semplici,
le ho disegnato la mappa.
Ora lei torna col buio, sorride,
e sa che sarà sempre per me
l’ultimo bastone che sostiene la tristezza.

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Da Roy Liechtenstein – una donna, davanti a te

23 Febbraio 2004 1 commento


Annullavo lo sguardo contro il cuscino: c’erano lacrime, amare e senza altri fazzoletti ad asciugarle. C’erano pensieri, pensieri e ricordi che inframezzavano la tua perdita e sembravano renderla sopportabile. C’erano pazzie, immaginate quasi senza pensarci davvero: corse folli e abbracci di ricongiunzione.
No, non accadrà mai. Me ne accorgo adesso, quando dal vetro sembra scendere l’ultimo tocco di neve – e tutto assume nuove forme e rotondità – : l’angolo brusco che la mia vita ha percorso in quest’ultimo mese si sta lentamente smussando. E nella sua perdita d’intesità anch’io sollevo la testa da questo cuscino, accarezzo l’ultima lacrima che l’ha bagnato e sospiro: tu non tornerai, o, se lo farai, mi troverai cambiata.
Lì ci sarà una donna, che ti dedicherà un sorriso distaccato, un sorriso da conoscente, e non accennerà a toccarti una mano. Con attenzione alla dizione, sussurrerà un formale “come stai?”, frugherà dentro la tua vergogna e scoprirà la tua frustrazione di non sentirti atteso. E lei sorriderà di nuovo, disarmante e sotto sotto disarmata. “Tutto bene”, risponderai, con le mani nelle tasche per riuscire a vincere l’impulso di prendere le mani di quella donna, scaldarle e riscoprire se i suoi polpastrelli possano di nuovo sconvolgerti. La donna, vestita elegante e provocante nella sua camicia bianca, indugierà un momento e poi ti saluterà, lascerà uno sguardo furtivo su tutta la tua immagine e riprenderà la via. Sì, la guarderai andarsene con quel suo passo un poco ancheggiante, la guarderai sui tacchi che non portava quando stavate insieme, la guarderai e ti chiederai se, nuda, potresti riconoscerla. Poi, sentendoti stupido, ripercorrerai la strada, salirai in macchina e accenderai il motore, pensando “Dio! Quanto mi manca!”.
E la donna? Lei continuerà lungo il marciapiede, nel suo ruolo da perfetta e realizzata, continuerà a sapere che gli uomini, attorno, sprecheranno sguardi e pensieri sulla tua scollatura e sulla gonna moderatamente corta. E lei continuerà lungo il marciapiede, rovistando nell’armadio dei ricordi per trovare un velo che non la faccia restare, sempre, nuda.

Mare d’amore

22 Febbraio 2004 Commenti chiusi


Tempesta sul mio petto
erano gli occhi neri,
scandagliavano il cuore
e allontanavano il mare
da spuma bianca
di salsedine sciacquata.

Mareggiata nei capelli
erano le mani calde,
non conoscevano porto
e non migravano vetri,
levigati fra l’onde
di storie ammarate.

Bottiglia tra le labbra
sono ora i tuoi ricordi,
piegati in pergamene
e abbandonati in riva,
lì dove ho posato la fine
di un rimpiattino salato.

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La toilette – (quadro di Toulouse Lautrec)

22 Febbraio 2004 Commenti chiusi


Nuda. Nuda sul divano di questa camera d’albergo, guardo il mare riflesso in uno specchio. No, ferma, non è il mare, ma le mie gonne sollevate: svolazzano su questa serie di lenzuola di poco conto. Le lenzuola sono bianche, ma macchie di sudore e sperma lasciano pensare alla notte che è appena finita. Non sta bene, non sta bene, devo smetterla di parlare così, perchè nessuno capirebbe cosa provo ora, nell’infilare nuovamente il reggicalze e le autoreggenti, cosa provo nel chiudere i ganci guardando le gambe. Un giorno, penso, un giorno queste cosce perderanno i loro muscoli, la carne invecchierà e io la guarderò avvizzirsi, senza sapere che farne. Già, perchè non potrò fare niente, se non ripensare a questi giorni. Giorni caldi e confusi, forse confusi dal caldo, o caldi per la confusione.
Resto sola a pensare ogni mattina, dopo che lui se n’è andato da una stanza diversa, da un hotel diverso, da una me diversa. Resto sola con questa sottoveste abbandonata sui fianchi e niente altro da dire; forse perchè in realtà non c’è niente, o forse perchè ho paura di ammettere la precarietà di questa mia schiena, tenace solo per la giovinezza. Così sto zitta, fingo di dormire quando i suoi passi attenti cercano di non destarmi: ho lacrime agli occhi, ogni mattina, perchè vorrei una mano distratta tra i capelli, una carezza che non sia interessata. Invece lui mi accarezza solo quando sa che posso sentirlo, non lo fa se non è certo che io me ne stia accorgendo. E lo vorrei invece più attento al mio dormire, vorrei che un mattino mi rivestisse lui, mi avvicinasse i ganci alle calze e poi
Insoddisfatta, sollevo lo sguardo dalle gambe e approprio ogni particolare della stanza: deve essere mio, almeno questo, almeno il ricordo. Lui non lo è, non lo sarà mai. E un giorno invecchierò, questa pelle non sarà più baciata da nessuno con voluttà, nè potrà mai trovare amore. Allora, un giorno mi affitterò una camera d’albergo. Aprirò l’armadio con lo specchio, siederò sul letto e farò come ogni mattina: io sarò ferma e immobile, vecchia e rugosa, ancora con quella gonna azzurra che mi fa pensare al mare. Lui quella gonna l’ha sempre amata e sfilata con la lentezza di un gentiluomo. E di lui non avrò altra memoria.

Aperta e chiusa ( )

18 Febbraio 2004 Commenti chiusi


18 nov. 03 h.21.25
?Ma ora vai? Ora sai, va tutto bene, ho forti stelle, ho chi mi dà la mano, non ha più senso che stiamo insieme?. È Vecchioni e come sempre un?apertura di emozioni che mi coglie impreparata. Stupida riflessione, non dovrebbe neanche starci qui, ora che ho un pensiero fisso da tenermi stretto. Ma non posso far ea meno di domandarmi se sia la strada giusta. Ora ho voglia che arrivino conferme in un senso o nell?altro, togliendo i dubbi che mi stanno mettendo alla prova. Ho bisogno che lui mi stringa forte, – non come amico, non come confidente ? che mi sottragga dal Vero ogni volta che sembro lasciare l?abbraccio, che mi chiuda gli occhi quando sembro volerli riaprire. Che mi faccia sentire il suo sentirmi, che mi rubi a me stessa per poi lasciarmi guardare come mi vede lui. Allora, – e solo allora, temo- avrò cancellato bene il passato e ne sorriderò.

Anathea

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Ricordi di novembre – era caldo, nonostante il freddo-

15 Febbraio 2004 Commenti chiusi


15 nov. 03 h.15.38
Forse ho smesso l?apatia. L?ho dimessa ieri o forse prima, o forse mai avuta, o forse è stata solo pensata. Mi trovo a domandarmi se davvero ci sia stato un momento in cui ?non sentivo?. E soprattutto mi chiedo se ?sentire di non sentire? non sia un modo di sentire. Un modo dei più crudeli, perché te ne stai con gli occhi socchiusi sul mondo: non provi felicità, non hai orgasmi, stai nello stato di indifferenza che non ha nome e definizione. Poi ti accorgi che le lacrime sono secche e inizia a chiederti se ci siano mai state o siano state solo una finzione di qualche regista melodrammatico a cui piace l?idea della commozione. Ti dici ?Un giorno scoppierò? e poi sempre durare nella perseveranza della quotidianità. Sentire sotto di sé il piano di una monotona piattezza e domandarsi se siano preferibili colli e vallate. Restare senza risposte e dire: fa niente.
Sì, ne sono uscita; ho spento la luce l?altro giorno, o un mese fa, o due mesi fa? Forse è solo la tua presenza. O forse è la conclusione a cui sono arrivata: chiunque mi lasci, cerchi di divorarmi o di ignorarmi ha perso in partenza ? Ho me stessa ? E mi voglio.
Marco, Marco? Suppongo che io debba sforzarmi adesso di uscire da un?altra apatia: apatia mentale. Ovvero, sto cercando di far vivere questa mia prima storia secondo il ?carpe diem?. Ma sto correndo troppo, temo di non saperci stare al passo, temo che sia l?ennesimo salto nel buio. Però lui mi ha tolta dal buio della precedente apatia sentimentale: mi ha strappata da quella dimensione, quasi senza chiedere, proprio quando stavo convincendomi che la passione fosse una trovata pubblicitaria. È arrivato lui, con il suo offrirsi, uomo, giovane, donandomi la possibilità di scoprire me stessa.
Il gioco sta lì: devo forse capire che la mia realtà bambina ha anche una realtà donna. Mi chiedo come superare questa mia paura, e quanto sia legittima a diciott?anni. Ma ormai smetto, mi rallegro della fine dell?apatia. E sorrido.

Un giorno abbasserò le armi

6 Febbraio 2004 1 commento


Piangevo e non rispondeva il tuo amore:
perchè aveva lasciato le tende,
impolverate nel campo di guerra.
Sterminio altrove, riversi i corpi
- tra sabbia attendono fango -.
Muto artigliere del cuore,
guardo mani e vedo sangue,
sangue della morte nostra.
Tutto è prescritto nel sole:
anche sul campo saranno nuvole,
scenderà una pioggia bianca
e, senza più guerre, dalle tasche
calerò in terra munizioni.

3 febbraio 2004

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Non posso scrivere di te – a Marco -

6 Febbraio 2004 Commenti chiusi


Per la stranezza di trovarmi qui a scrivere, socchiudo gli occhi e calo nel silenzio che solo la tua assenza può portare in me. Io, la stessa chiassosa, vivace chiacchiera che hai conosciuto, io taccio. Ho bisogno di sentire cosa si prova nell’assoluto silenzio, per capire cosa realmente potrebbe essere stare lontana da me stessa. E scrivo nel ticchettio di poche parole scritte troppo regolari per la mia grafia – se avessi una penna nella mano, scriverei tremolante, con la mia g che si protende nella riga inferiore, senza rispetto -.

A…

Il suono della tua voce, l’ho sentito ieri. Avevo timore che non rispondessi, ma poi ecco la tua voce dubbiosa: non conoscevi il mio numero, ma hai risposto. Tu, stupito bambino di cui potevo quasi sentire il battito del cuore, tu, altero e severo uomo sulla soglia dei tuoi vent’anni. … Anche adesso, vorrei parlare, unire le parole in una breve lettera. Ma non riesco.

E allora taccio, taccio di nuovo, tra le parole che non riesco ad esprimere, perchè tornerebbero scontate a chiunque. Scriverei delle tue mani, della tua bocca, del tuo corpo, dei tuoi pensieri. Scriverei delle mie illusioni, delle mie speranze rotte, dei miei sentieri. E sì, scriverei del mio corpo -e del tuo corpo-, della mia bocca -sulla tua bocca-, delle mie mani -intrecciate alle tue-. Scriverei delle notti passate a pensarti, senza rispetto nè vergogna, del primo dormiveglia in cui eri seduttore e sedotto. Scriverei della mia nostalgia, della mia stupidità di riconoscerti importante solo dopo l’assenza. Scriverei che voglio scriverti, scriverei un diverso epilogo per me e te. Scriverei un epilogo che non lascia spazio alla tua azione, ma solo alla fantasia, se vuoi. Scriverei dell’abbraccio e del perdono. Scriverei delle ultime lacrime spese per te. Scriverei di un nuovo incontro, dove le tue mani, la tua bocca, il tuo corpo, i tuoi pensieri sarebbero stati nelle mie mani, sulla mia bocca, sul mio corpo, nei miei pensieri.

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